Come gli antichi naviganti

Molti anni fa ci siamo imbarcati in questa enorme nave per intraprendere il nostro personale viaggio nel mare della vita. Quando siamo saliti avevamo il cuore carico di speranze e di sogni. Avevamo lo sguardo limpido e l’anima ben pulita e stirata come se fosse l’abito della festa.

Poi, con il passare del tempo, senza che ce ne accorgessimo, abbiamo perso il controllo e stiamo finendo alla deriva. I venti, soffiando ora in una direzione ora in un’altra, ci hanno portati lontani dall’unico luogo verso il quale dovremmo dirigerci: noi stessi.

Ora, in mezzo alla peggiore delle tempeste, ci stiamo accorgendo che c’eravamo persi. Abbiamo capito che, se vogliamo tornare a Casa, c’è bisogno di rallentare, evitare di affannarci, allargare l’orizzonte e fissare lo sguardo sulle stelle come facevano gli antichi naviganti.

C’è bisogno di fermarci, ammainare le vele, e cercare di escludere dalla nostra visuale tutto ciò che ci distrae e ci porta fuori rotta.

Non è facile. Non siamo abituati. Abbiamo messo il pilota automatico talmente tante volte che adesso ci sembra strano tornare a usare i comandi manuali.

È per questo che ci vuole tempo, ma abbiamo le competenze per poterlo fare. Del resto, quando siamo saliti su questa nave, abbiamo dovuto imparare a fare tutto. Ogni cosa ci sembrava nuova e ogni piccolo traguardo era una conquista.

Ricordate com’era a quei tempi? Ricordate la gioia dipinta nei nostri volti quando, dopo tanti tentativi, siamo riusciti a fare bene qualcosa?

Cerchiamo di ritrovare, anche adesso, quell’entusiasmo per le piccole cose. Impariamo nuovamente, come quando siamo saliti su questa nave, a riconoscerci incapaci di riuscire a fare tutto da soli e a chiedere aiuto agli altri.

Proviamo a riporre la fiducia, come avevamo fatto allora, nei membri dell’equipaggio più saggi ed esperti di noi, quelli che, essendo saliti sulla nave quando ancora era tutto manuale, sanno come manovrarla.

I marinai più anziani ci possono insegnare come trovare la rotta seguendo le stelle. Ascoltiamoli. Facciamoci raccontare le loro esperienze in questo mare e prendiamo esempio da loro.

Sì, è vero, molte cose su questa nave sono diventare più veloci e automatiche, la tecnologia e le nuove apparecchiature ci fanno fare miglia e miglia con il minimo sforzo, ma quando non c’è più niente che funzioni come dovrebbe, quando ogni meccanismo salta e gli strumenti vanno in tilt, come facciamo a mantenere la rotta? Come possiamo riuscire a non mandare in collisione la nave sulla quale siamo imbarcati? Sicuramente non facendoci prendere dal panico e dalla paura. Agitarsi non serve a niente.

Bisogna fermarsi, prendere un bel respiro, guardarsi intorno e cercare gli strumenti adatti a ripartire. Da qualche parte, in questa grande nave, c’è ancora l’antico sestante, il compasso e il cannocchiale per vedere meglio dove sono le stelle. Se dal ponte non ci riusciamo ancora bene, saliamo sull’albero maestro e scrutiamo l’orizzonte. Da quella posizione, sicuramente, la visuale sarà migliore.

About the author: Serena De Francisci