Intervista allo Spirito d’Africa (Lory Cocconcelli)

Salve a tutti! Pensavate che mi fossi dimenticata di voi, vero?! E invece eccomi qui a far ticchettare nuovamente le dita sulla tastiera per raccontarvi un’esperienza magica e bellissima. Come m’era accaduto in precedenza con un altro spirito, anche questa volta sono stata svegliata di soprassalto nel cuore della notte. Una voce lontana, che aveva in sé qualcosa di maschile e femminile nel contempo, gridò il mio nome insistentemente. Aprii gli occhi e vidi il libro “Africa”, dell’autrice Lory Cocconcelli, fluttuare al centro della stanza e brillare d’una intensa luce dorata come la sabbia dei suoi deserti e come i suoi tramonti. 

Data la natura del mio mestiere, nonostante lo spavento iniziale, sorrisi e annuii. “Andiamo” mi dissi senza esitare. Dopo essermi data una sistemata (non sia mai che, vedendomi, lo spirito si risenta e mi lanci contro qualche incantesimo), raccolsi le energie e mi accinsi a ordinare al libro di aprirsi. Ancor prima che le mie dita riuscissero a compiere il gesto, le pagine si dischiudono come un fiore e un’irresistibile forza mi attrasse verso il volume. In un batter di ciglia mi trovai con i piedi nudi su una strada sterrata e polverosa di uno dei tanti villaggi di cui il Continente Nero è pieno.

L’alba sorprese i miei occhi con i suoi giochi di luci e di colori e, sebbene quello fosse stato solo il primo impatto, compresi in un istante quanta magia ci fosse in quei luoghi. Mentre ancora nella mia mente s’affollavano domande sulla modalità in cui si sarebbe palesato questo Spirito, avvertii una forte energia, maschile e femminile nel contempo, aleggiare attorno a me e, per alcuni istanti, un vortice di sabbia offuscò la mia vista. Quando il vento si placò, di fronte a me stava fluttuando un’enorme maschera tipicamente africana che consisteva in un volto dipinto nel legno e una serie di figure geometriche dipinte con colori decisi e vivaci.

Nonostante fossi abituata a qualsiasi tipo d’incontro, non vi nascondo che, al primo impatto, la vista di una simile maschera mi fece sussultare. Dopo il primo impatto, l’energia amorevole che percepii provenire dallo Spirito mi tranquillizzò e, in segno di rispetto, lo salutai per prima: “”Buongiorno” affermai “Sono Serena De Francisci, Magical reporter, e vorrei farle alcune domande sulla sua Terra e sulla Magia a cui è legata” La sua risposta giunse alla mia mente chiara e limpida come se stessi parlando con una persona in carne e ossa. “Buongiorno, Serena. Che i tuoi avi siano con te. Cosa vuoi sapere dal Grande Spirito? La mia è la terra della magia, che ha visto gli albori del mondo, i primi umani, i primi rituali”. Dopo essermi lasciata attraversare e avvolgere dalla sua prima risposta, mi accinsi a continuare. “So che voi, la vostra gente, ogni tribù è legata a superstizioni, credenze, rituali di magia, a volte anche nera, questo mondo mi affascina e m’incuriosisce”. La forza della sua seconda risposta, oltre che nella mente, risuonò in maniera potente nel mio cuore. “Le nostre credenze resistono malgrado la modernità perché siamo africani. Non possiamo dimenticare le nostre radici, da dove veniamo, perché viviamo. È il resto del mondo che lo ha dimenticato” La sua risposta andò a toccare le corde più profonde della mia curiosità di donna legata alle tradizioni. La mia considerazione a voce alta uscì dalla bocca quasi senza pensarci: Allora, anche coloro che sono nelle varie parti del mondo, dato che sono africani, sono comunque immersi nelle tradizioni. È così? È vero, comunque, noi occidentali, in genere, ci siamo dimenticati delle tradizioni. Ma, in un mondo moderno, tutto questo ancora resiste?” Ancora una volta la sua risposta scosse ogni parte del mio essere: “Un africano non dimentica di essere africano. Non importa dove sia. È un figlio d’Africa. Non glielo ricorda soltanto il colore della sua pelle, ma anche il sangue che gli scorre nelle vene”. Un lieve sorriso affiorò istintivamente sulle mie labbra. La mia metà irlandese, quella legata alla tradizione celtica e che nutre un profondo rispetto per l’Antica Religione Druidica, venne colpita nel profondo e un accenno di sorriso non poté fare a meno di solcare il mio volto e illuminare gli occhi. Ancora una volta, ancor prima che dalla mente, la domanda esce dal cuore. “Secondo te, Potente Spirito, ricordare le proprie origini, qualsiasi sia la nostra provenienza, è buono?”

La sua voce, che fino ad allora era stata sia maschile che femminile, nel darmi la risposta, divenne decisamente femminile e assunse un tono materno. “Le nostre origini siamo noi. Non possiamo rinnegare noi stessi. Non c’è una buona o una cattiva origine. C’è un’origine e basta, Serena”. “Hai ragione, Spirito. Posso darti del “tu”? Le radici sono tutto. Senza quelle non si sa dove si vuole andare” Uscì, quasi tutto d’un fiato, dalla mia bocca.

Un’ondata d’energia positiva simile a quella generata da un sorriso mi toccò il cuore. “Ti accordo il permesso di darmi del “tu”. È vero. Se non sai chi sei, non sai dove andare. E se non sai dove andare, non puoi vivere pienamente” Nonostante io fossi una donna in carne e ossa e lo Spirito pura energia, compresi che la mia anima era in perfetta sintonia con le sue parole e veniva avvolta dall’Amore che ricevevo. 

La maschera con la quale lo Spirito s’era palesato a me faceva riecheggiare da un po’ una domanda nella mia mente e, come tutte le altre, uscì dalle mie labbra quasi istintivamente: “E le maschere, che senso hanno? Noi occidentali le usiamo per travestirci solo in determinate occasioni, ma le vostre?” Ancora una volta la sua voce, ora tornata sia maschile che femminile, risuonò nella mia mente e nel mio cuore: “Indossando una maschera, si risveglia o si evoca lo spirito alla quale è stata votata. Ma attenzione: la maschera deve essere consacrata, altrimenti non è che un oggetto. È un rito che spetta ai fécheur, sono loro che detengono il sapere ancestrale” . “Chi sono questi fécheur? Qual è il loro ruolo?” Chiesi. Stavolta, com’era accaduto in precedenza, la sua voce divenne maschile e il tono della sua risposta divenne quasi paterno: “Sono uomini, raramente donne, investiti della conoscenza ancestrale, in grado di manipolare cose, eventi e persone. Attraverso un filo invisibile, sono in comunicazione con il mondo degli spiriti, per mezzo dei quali interagiscono e influiscono sul corso delle cose. Io, il Grande Spirito d’Africa, sono a capo di tutti gli spiriti: quelli dei morti, quelli che accompagnano i vivi e quelli del mondo di mezzo”

Mai come in quel momento mi sentii profondamente affine allo Spirito e a tutto ciò che rappresentava e, molto probabilmente, a giudicare dall’ondata d’energia che ricevetti, compresi che ne era consapevole. Come se mi trovassi di fronte a uno di famiglia, e non più di fronte a un potente Spirito, continuai a conversare: “Quindi questi uomini sono una specie di stregoni? Ho capito bene?” “Esatto, Serena. Sono stregoni. Possono essere buoni o cattivi. Entrambi sono in gradi di padroneggiare la magia nera, di uccidere, nuocere o distruggere, e anche il contrario”. “Un po’ come quelli dell’Antica Religione celtica e druidica. La magia non ha colore” Ribattei. “La magia no ha colore. La nostra è stata la prima, quella del primo uomo e, pertanto, è la più potente” Una punta d’orgoglio, derivato da un’antica consapevolezza mai perduta, risuonò nelle sue parole.

“Quindi anche la nostra, quella celtica e norrena, intendo, viene dalla vostra. Dico bene?” “Tutto parte dalla magia Africana. La vostra reca in sé parte della nostra. Con il tempo voi l’avete plasmata, certo, ma la radice è la medesima” Una nuova ondata simile a quella prodotta da un sorriso fece vibrare i miei sensi. “Quindi siamo tutti “figli” vostri, in un certo senso. Giusto?” Un vortice di puro amore, simile a un abbraccio materno, avvolse la mia anima e la sua risposta vibrò del medesimo sentimento: “Certo. Tutti venite dal medesimo ventre. Quello dell’Africa” La sua voce divenne nuovamente femminile. “Quindi anche io, in un certo senso, sono figlia tua?” “Sì, Serena Io sono il padre di tutti gli esseri umani” Pur restando profondamente dolce, la sua voce ritornò a essere maschile. Mi avvicinai allo Spirito con un largo sorriso e con le lacrime di commozione agli occhi. Sapevo di non poterlo abbracciare, perché non ha consistenza, ma avrei voluto. Accanto a lui, stranamente, mi sentivo a casa. “Porterò questa mia esperienza per sempre nel cuore” gli dissi. 

Vai in pace, figlia mia, e se vorrai evocarmi, ti faccio dono di questo amuleto. Capirai così che la tua magia funziona esattamente come quella africana. Ricorda però: non esporlo mai alla luce della luna. Addio”. Fra le mie dita si materializzò una collanina fatta con delle conchiglie cauri sulle quali lo Spirito aveva soffiato la sua Essenza e la sua Magia. Presi l’amuleto con le mani e lo avvicinai al petto. Dopo aver salutato lo Spirito, schioccai le dita e tornai a casa.

About the author: Serena De Francisci